Prometeo
Era già troppo tardi
Maggio 16, 2013
Riflessioni su Google I/O 2013
Ennesimo post di opinioni non richieste, stavolta su Google I/O, la conferenza Google per gli sviluppatori.
Durante il keynote di ieri le “novità” presentate per Android sono state il potenziamento della versione di iCloud made in mountain view (no, non è ancora in grado di effettuare decentemente i backup online), la versione di Game Center in salsa big G e un nuovo sistema di sviluppo per le app.
Mentre le prime due “novità” hanno accolto tiepidi entusiasmi tra gli sviluppatori, la terza ha ricevuto ovazioni quando nella demo hanno mostrato il tool per debuggare le app sulle innumerevoli dimensioni di display di cui il mondo del robottino verde è popolato.
Questo è molto significativo. Google ha evidentemente deciso di promuovere Android da “cavallo di troia per convogliare gente ai suoi servizi” a “macchina per fare soldi”. Per ottenere questo ha bisogno di buoni sviluppatori che facciano ottime app che la gente sia disposta a comprare. Per conseguire questo risultato sono stati costretti a smettere di far finta che la frammentazione non sia un problema e fornire strumenti agli sviluppatori per farvi fronte. Questo potrebbe essere un serio problema per iOS.
Poi hanno voltato pagina, hanno iniziato a parlare del loro core business: ricerche, servizi web, gmail e maps. In questo campo Google non ha rivali. Google+ è diventato veramente stupendo: un manifesto della miglior tecnologia web esistente. Mi dispiace davvero che non lo usi nessuno. I servizi che hanno aggiunto, come quello che esamina le foto per taggare automaticamente dove le hai scattate (si, se “vede” la torre di Pisa nella foto la tagga #torredipisa), sono contemporaneamente meravigliose e spaventose.
Ultima nota interessante è stata la parte in cui il buon Page si è detto “triste” per l’atteggiamento delle altre grandi compagnie che pretendono di accedere alle tecnologie di Google, ma negano l’accesso alle loro (Microsoft). Esilarante, ma sono convinto che molti fanboy gli abbiano creduto.
Oramai i tempi del “don’t be evil” sono alle spalle. Avanti così.
Maggio 09, 2013
Mentana in corpore sano
Ieri Chicco ha lasciato twitter. Vabbè, tanto torna. La cosa curiosa è la ragione per cui ha fatto l’insano gesto: laggente lo critica, ma mentre lui ci mette nome e cognome gli altri operano nell’ANONIMATO. Ora, capisco la stanchezza di un uomo che tra Napolitano, Governissimo, Andreotti e Genova non torna a casa da 2 settimane, ma la polemica è demenziale.
L’anonimato su Internet non esiste. Chiunque può essere rintracciato dalla postale con più o meno fatica. Il fatto è che la postale si imbarca in questa impresa solo per fatti di importante rilevanza penale. Quanto tempo pensate passi tra @pincopallino che posta una foto pedopornografica e la polizia che bussa alla porta di @pincopallino?
E poi, Chicco, vuoi veramente farci credere di non sapere che i Troll sono nati un picosecondo dopo la nascita dell’internet?
Allora perché i vip della mutua italici vogliono I NOMI? Secondo me per poter esprimere il loro essere bulletti scatenando querele in giro. Se hai i soldi o un’assicurazione legale ti costa davvero poco fare una querela. Se sei uno studente che si è permesso di criticare la sparata del vip di turno, invece, dover assumere un avvocato per difenderti dalla querela può metterti in ginocchio.
Curiosamente questo ragionamento è lo stesso che facevano i giornalisti come Chicco ai tempi della legge bavaglio, quando sostenevano che rendere responsabili i giornalisti delle conseguenze penali di quanto pubblicato era un mezzo intimidatorio per ridurre la libertà di stampa.
Dispiace constatare che non abbiano la stessa stima per il libero pensiero.
PS: consiglio la lettura del delirante pezzo di Gramellini in merito, perché il disagio va vissuto in tutte le sue più aberranti sfaccettature.







